Il documentario "Biopatriarchi" di Lorenzo Scaraggi, tratto dal libro “Biopatriarchi di Puglia. Il futuro della biodviersità” di Anna Maria Cilardi, Luigi Trotta e Pietro Santamaria, ha vinto il premio di Agridoc, la rassegna cinematografica interamente dedicata alle pellicole che raccontano storie di agricoltura, promossa e organizzata da Legambiente nell’ambito del Clorofilla Film Festival, la storica kermesse green di rilievo nazionale diretta da Simonetta Grechi.
Qui riprendo una parte della mia introduzione presente nel libro.
La bellezza negli occhi dei pugliesi
(…) La bellezza è negli occhi dei pugliesi, e ancora di più negli occhi di quegli agricoltori che hanno “trasformato una terra di pietra e una terra senza acqua in giardino”(1). Chi ha avuto la fortuna di trascorrere almeno un giorno accanto a questi lavoratori indefessi ha sicuramente ammirato la loro tenacia e la loro generosità. Senza di loro la nostra terra sarebbe meno opulenta. Senza di loro con saremmo riusciti a recuperare oltre 600 risorse genetiche vegetali autoctone pugliesi. Nel presentare le loro gesta, uno dei cinque progetti integrati, BiodiverSO, li ha definiti Biopatriarchi, per dare un senso solenne alla loro dignità di agricoltori custodi.
È negli occhi di questi agricoltori la bellezza; nel fondo dei loro occhi, che scrutano dove seminare e come coltivare. Le loro mani sono la bellezza; il loro volto solcato dalle rughe è la bellezza; tutto il loro corpo è solcato. In agronomia, per descrivere le strisce di terreno coltivabili comprese fra i solchi, usiamo il termine “sistemazione a prose”: serve per la regimazione delle acque in eccesso, specie nelle coltivazioni invernali o primaverili. Come i campi dei nostri biopatriarchi prima dell’ennesima semina; come il corpo dei nostri Biopatriarchi, pieno di solchi, su sui devono scivolare le insidie del clima e le delusioni del mercato. Crescono così i nostri genitori contadini. E noi con loro.
E tutto quello che noi oggi raccontiamo non sarebbe stato possibile senza di loro.
Abbiamo la fortuna di vivere in una regione ricca di bellezze: la Puglia. Abbracciata dal mare, baciata dal sole, accarezzata continuamente dai venti, la nostra regione deve tanto a “i contadini di Puglia; un popolo di formiche (che) ha trasformato una terra di pietra e una terra senza acqua in giardino.” La bellezza è nei loro occhi. La bellezza è negli occhi dei pugliesi. Non chiudiamoli, mai.
(1)Un documentario trasmesso l’11 novembre 1967 dalla Rai (Piatti tipici pugliesi - Sapori di Puglia, Linea contro linea, a cura di Giulio Macchi) ci mostra come era la campagna e la cucina pugliese: «La cucina pugliese è fatta di semplicità e di fantasia, come umile e fantasioso è il popolo di questa terra. Orzaioli, verdurieri, terrazzani, cioè i contadini di Puglia; un popolo di formiche ha trasformato una terra di pietra e una terra senza acqua in giardino. I nostri fiori sono il pane, le cime di rapa, le cipolle. La poesia del nostro popolo è quella dei cespi di cicorie selvatiche, amarognole, delle dolcissime lattughe, delle fave fresche, dei sedani, delle melanzane bianche, nere e rosse, dei cardoncelli e dei pomodori. Non si può capire la cucina di Puglia se non si riesce a penetrare nella difficile e inaspettata bellezza di questo paesaggio (...)». La voce narrante è quella di Vittorio Fiore, giornalista, figlio di Tommaso Fiore.
Share this page