Avete notato che la prima cosa che trovate in un supermercato è il reparto dell’ortofrutta? Avete notato l’esaltazione dei colori, delle forme perfette e la varietà dei colori? Specchietti per le allodole.
In Europa sono in vigore regolamenti comunitari che stabiliscono standard precisi per la commercializzazione della frutta e degli ortaggi più importanti (pomodori, peperoni e lattughe per gli ortaggi), con la definizione di classi di prodotto (extra, I, II). I regolamenti di riferimento, che rivolgono particolare attenzione al calibro (peso e diametro, essenzialmente) e all’aspetto estetico, sono il Regolamento (UE) 428/2019 e il più recente Regolamento Delegato (UE) 2023/2429 della Commissione Europea. Tuttavia, la rigidità di tali standard incide notevolmente sullo spreco alimentare, perché sugli scaffali raramente trovano spazio i prodotti di classe II o quelli deformi o più piccoli. Con conseguente aumento dello spreco alimentare e riduzione del reddito netto dell’agricoltore.
Diverse associazioni e attivisti segnalano da tempo la necessità di portare più frutta di II categoria sugli scaffali o di abolire le suddette norme (in passato ancora più stringenti e validi per molti altri prodotti “minori”). Segnalo un articolo del “Fatto alimentare” e una petizione lanciata dall’Associazione Terra!.
Nel primo contributo che ho segnalato, un operatore del settore ha proposto “una riforma dei criteri di selezione della frutta e verdura” con l’obiettivo di “sostituire il parametro del calibro con il grado zuccherino, garantendo così una valorizzazione basata sul gusto e sulla qualità nutrizionale”, piuttosto che sul calibro.
Io vado oltre e suggerisco di sviluppare una campagna di informazione sul valore della freschezza della frutta e degli ortaggi, e di individuare parametri e strumenti capaci di misurarla. Mi spiego (e mostro alcune foto emblematiche).
Molto spesso i prodotti di classe “extra” e “I” vengono raccolti prima della maturazione commerciale (qui intesa come “momento ottimale in cui un prodotto raggiunge la sua massima qualità”), quando sono ancora acerbi, per poterli trasportare più facilmente (perché più consistenti), conservarli più a lungo e avere una maggiore “shelf life” (vita sullo scaffale). Avete notato che spesso i prodotti ortofrutticoli “freschi” (mele, pere, pesche, susine, meloni, ecc.) acquistati nei supermercati sono duri e insipidi? Vi è capitato di portarli a casa, lasciarli per qualche giorno, per averli meno consistenti, e nel frattempo si formano muffe e altre alterazioni? Succede anche che, acquistati dopo essere stati tanto tempo in frigorifero, una volta portati a casa deperiscono rapidamente. È il prezzo che paghiamo come consumatori. E lo paghiamo al supermercato.
Un prodotto fresco, raccolto maturo, magari locale, è più ricco di acqua e nutrienti (vitamine e antiossidanti), è più gustoso (con più composti aromatici) e più sicuro, perché non ha subito trattamenti con additivi e fitofarmaci. Pertanto, un prodotto fresco, davvero fresco, raccolto da poco, soprattutto se locale, ha un minor impatto ambientale, una maggiore sostenibilità ed è più buono.
Peccato che il consumatore (spesso) non lo sa.
Eppure, misurare il grado zuccherino di un melone è possibile, riconoscere un melone immaturo raccolto recentemente è semplice, capire che un grappolo di pomodori è stato raccolto almeno una settimana prima è facile (si vede e si sente…).
È facile ma al consumatore preferiscono non farlo sapere.
Pretendere che il prodotto venga venduto in base alla sua qualità è arduo, sperare che un giorno il prezzo di un prodotto sarà legato più alla sua qualità intrinseca che al suo calibro è illusorio, ma chiedere che i prodotti vengano commercializzati con l’indicazione della data in cui sono stati raccolti non è impraticabile. Forza! Occorrono tracciabilità e biodiversità.
P.S. Intanto per la varietà di kiwi Dulcis® la Dulcis® Kiwifruit Company ha introdotto il suo IQD – Indice di Qualità Dulcis®, un parametro basato sulla sostanza secca del frutto alla raccolta, che “consentirà di premiare i produttori più virtuosi con un riconoscimento economico aggiuntivo”.
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