Se solo si potessero fermare tutte le guerre nel mondo… Oggi (14 ottobre) nutriamo maggiori speranze per la pace tra Israele e Palestina. La guerra distrugge tutto. Nelle ultime settimane ho scioperato due volte (il 22 settembre e il 3 ottobre) per solidarizzare con i palestinesi e la Palestina (senza dimenticare l’atroce e vile pogrom del 7 ottobre 2023).  La guerra distrugge tutto, anche la biodiversità come ho raccontato nelle note che seguono e che ho scritto il 3 ottobre.

Fermate il mondo!

Non si può non scioperare oggi. A seguito dell'attacco alla Global Sumud Flottila, e ancora una volta contro il genocidio e la deportazione del popolo palestinese.

Sì, sciopero anche oggi.

Ieri prima dell’inizio di un’altra lezione sulle coltivazioni senza suolo mi sono ricordato che, come faccio spesso all’inizio delle mie lezioni all’università, diversi anni fa, anche quella volta per un corso di insegnamento sulle coltivazioni senza suolo, ho iniziato la lezione con una curiosità: raccontai la storia del movimento dei lavoratori rurali brasiliani “Senza terra” (il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra: MST), per assonanza con il titolo del corso di insegnamento, per spiegare agli studenti che sì, si può coltivare anche senza terreno (ad esempio con l’idroponica), ma in Brasile ci sono centinaia di migliaia di famiglie associate al Movimento Senza Terra che non hanno accesso alla terra. Perché in Brasile la riforma agraria non è stata ancora fatta: così la maggior parte dei terreni coltivabili del paese appartiene all’1,5% dei proprietari terrieri più ricchi. Il Movimento dei lavoratori rurali senza terra, oltre a protestare per la mancata riforma agraria, individua i territori incolti o abbandonati, li occupa e costruisce insediamenti per permettere a decine di famiglie di mantenersi e costruire progressivamente cooperative agricole incentrate sulla solidarietà tra produttori.

Ieri all’inizio della lezione ho raccontato questa storia e ho aggiunto che a Gaza, dove in poche decine di chilometri quadrati vivevano due milioni di palestinesi, le coltivazioni senza suolo erano presenti su piccolissime superfici a disposizioni delle famiglie, mentre oggi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania non è possibile coltivare neanche la terra, perché Israele sta distruggendo Gaza costringendo la popolazione a lasciare la propria terra e usando anche l’arma della fame, della carestia. E in occidente, qui da noi, non ci dobbiamo ribellare?

Ho scioperato anche il 22 settembre. Quel giorno avrei dovuto iniziare il corso di insegnamento di Colture ortive. Ad un certo punto ho ricevuto la telefonata di una collega del dipartimento che mi chiedeva come mai non fossi in aula, aggiungendo che gli studenti erano in attesa. Le dissi che stavo scioperando e che non ero tenuto ad informare chicchessia. Nel pomeriggio informai la segreteria didattiche che, avendo scioperato, non avevo potuto informare gli stessi studenti che il giorno dopo non avrei fatto lezione per una sovrapposizione di lezioni (avevo anche il corso di alta formazione a cui ho fatto riferimento all’inizio di questo mio scritto). Però, verso le 14:00, tornando dalla pausa pranzo, notai un gruppo di studenti che sostavano davanti all’aula dove avrei dovuto fare lezione di Colture ortive. Mi accorsi che alcuni di loro mi avevano notato e stavano confabulando. La lezione era prevista di lì a poco. Così alle 14:00 andai in aula, dove c’erano 19 studenti che mi aspettavano. Esordii dicendo che forse mi odiavano e che magari mi avrebbero odiato ancora di più di lì a poco, perché non potevo fare quella lezione, perché alle 15:00 ne dovevo iniziare un’altra. Approfittai dei minuti che mancavano alle 15:00 per spiegare le ragioni dello sciopero. Le ragioni anche mie, docente di orticoltura. Raccontai della Striscia di Gaza, del popolo palestinese, del simbolo dell’anguria, della distruzione, il 31 luglio scorso, ad opera delle forze militari israeliane, dell'Unità di Moltiplicazione dei Semi della Banca dei Semi dell'Unione dei Comitati di Lavoro Agricolo (UAWC) a Hebron, nella Cisgiordania meridionale, dei bombardamenti israeliani che nel dicembre 2023 hanno distrutto a Gaza la (unica) Banca dei semi baladi, dell’impossibilità spesso di raggiungere i campi coltivati e della distruzione dei campi di olive in Cisgiordania, della distruzione ad opera dei russi della banca dei semi di Kharhiv in Ucraina e prima ancora di quella di Aleppo in Siria, e di come poi questa banca sia stata ricostruita in Marocco. Insomma, gli effetti della guerra, il non rispetto del diritto internazionale, la fame come arma di guerra, il genocidio in atto, la distruzione di territori e identità, la perdita di risorse genetiche vegetali essenziali per quei territori e per il futuro dell’agricoltura. Il ruolo dell’agricoltura, che da noi è sempre più marginale, mentre in altre parti del mondo è una priorità politica. Spero che gli studenti abbiano compreso.

Intanto oggi sciopero ancora. Come si fa ad accettare supinamente quanto avviene a Gaza? Fermate il mondo, voglio scendere!