In orticoltura le specie si riproducono principalmente per seme. Però la semina non viene fatta in campo ma in vivaio.
Infatti, per l’impianto delle colture orticole, il dispendio di risorse economiche (lavorazioni, irrigazione, controllo delle malerbe e dei patogeni, quantità di semente) e il possibile impatto sul suolo (lavorazioni destrutturanti, accumulo di erbicidi, occupazione prolungata del terreno) che si ha ricorrendo alla semina diretta, unitamente all’incertezza dell’esito finale (numerose fallanze o necessità del diradamento), fanno propendere per l’uso di piantine allevate su pane di terra, prodotte in vivaio.
Il trasferimento della fase di produzione di piantine dal campo al vivaio, dove si hanno condizioni standardizzate e controllate dalla germinazione alla formazione delle prime 3-5 foglie vere, offre, rispetto alla semina diretta in campo, una serie di vantaggi di ordine economico ed agronomico.
Però il settore del vivaismo ha bisogno di cultivar standardizzate (per motivi organizzativi) e questo nuoce alla biodiversità. Soprattutto se la fase della produzione delle piantine in vivaio non viene (e)seguita direttamente dall'agricoltore. Anche per questo il rischio di erosione genetica in orticoltura è più alto rispetto ad altre settori delle produzioni vegetali.
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