La Cardamine hirsuta L. (o billeri primaticcio) è una piccola pianta erbacea, alta non più di 35-40 cm, appartenente alla famiglia della Brassicaceae [1].

Il nome generico Cardamine deriva dal greco kárdamon che significa crescione, specie appartenente invece al genere Nasturtium e di cui ne ricorda il sapore [2]. L’epiteto hirsuta, invece, si riferisce alla presenza di piccolissimi peli sulle foglie, seppur non percepibili in bocca [3].

A partire dall’autunno-inverno, è molto comune ritrovarla negli incolti, nei terreni calpestati, ai margini delle strade e perfino nelle aree urbane [2].

Come altre Brassicaceae, si contraddistingue per il sapore spiccato e un po’ pungente, simile al crescione e alla rucola. Le sue foglie imparipennate sono molto tenere e, per questo, se ne consiglia il consumo come erbetta cruda per arricchire e insaporire le insalate [3].

La pianta viene citata dal botanico Discoride, nato ad Anazarba in Asia Minore, nel suo vasto trattato “De materia medica” sulle sostanze naturali usate in medicina e risalente al I secolo d.C. [4].

È una specie spontanea ampiamente diffusa nella flora dauna e in generale pugliese; tuttavia, il suo utilizzo culinario è oggi sporadico e trova impiego principalmente nelle misticanze di erbe da consumare crude. 

Alcuni proverbi garganici fanno emergere eloquentemente lo stretto rapporto, quasi simbiotico, tra la popolazione dauna e le erbe selvatiche, poiché nei secoli scorsi ne hanno permesso la sussistenza: «Mitt’ sàl e gògghj e ogni jèrva diventa fogghj», cioè, «metti sale e olio ed ogni erba diventa foglia»; oppure: «sale e gogghji(e) conza ogni fogghji(e)», ovvero, «sale e olio condisce ogni foglia» [1]. 

Come la C. hirsuta L., molte di queste piante, oggi sono sconosciute o non vengono più raccolte, nonostante il loro grande potenziale nutraceutico e tecnologico. Grazie alle sue dimensioni modeste e alla sua innata prolificità, la cardamine può essere, ad esempio, un'idonea candidata alla coltivazione per la produzione di baby leaf da destinare al mercato della IV gamma. Inoltre, è una pianta ricca in vitamine e minerali e si distingue particolarmente per il suo elevato contenuto in ferro [1] [5].


Riferimenti bibliografici e sitografici:

[1] Biscotti N.,2013. Botanica delle erbe eduli. Peregrinazioni fitoalimurgiche. Dal Gargano alle Puglie. Centro Grafico, Foggia.

[2] Nimis P.L., Lazzari G., Merloni N., Saiani D., Martellos S. Portale sulla flora del basso corso del Lamone. Sito web: https://dryades.units.it/lamone/index.php?procedure=taxon_page&id=1431&num=256 (ultimo accesso: 8 marzo 2024).

[3] Michelucci A., 2007. Forum Acta Plantarum. Sito web: https://www.actaplantarum.org/forum/viewtopic.php?t=9565 (ultimo accesso: 8 marzo 2024).

[4] Minuzzi S., 2023. Giardini e virtù medicinali. Salute e bellezza tra passato e presente. Università Ca’ Foscari, Venezia. 

[5] Konsam S. C., Devi K. T., Salam J. S., Singh P. K., 2016. Biochemical Constituents and Nutritive Evaluation of Some Less Known Wild Edible Plants from Senapati District, Manipur, India. Notulae Scientia Biologicae, 8(3), 370–372. https://doi.org/10.15835/nsb839871.

Azioni

INT. RGV1

Condividi questa pagina