In un’area della Grecìa Salentina, dove la lingua grika sopravvive principalmente tra le generazioni più anziane, Francesca Casaluci ha documentato in una ricerca etnografica l’uso di una pianta diffusa nel bacino del Mediterraneo, ma poco utilizzata nell’areale pugliese.
Si tratta dell’aneto (Anethum graveolens L.), tipica pianta aromatica che ci rimanda a ben altre sponde, al di là dell’Adriatico. L’uso dell’aneto è stato registrato a Martano (LE), un piccolo paese della Grecìa salentina, appunto, con un nome locale che finora non risultava censito: fsemalafro. Si tratta di una denominazione grika, ancora in uso tra gli abitanti più anziani, che coltivano e impiegano questa pianta in contesti domestici.
Le testimonianze di Giuseppe De Pascalis di anni 76 e Leonardo Carati di anni 74, raccolte da Francesca Casaluci, confermano l’utilizzo del semàlafro ab immemorabili, almeno dai tempi dei loro nonni, quindi tra Otto e Novecento. Il nome significherebbe “finocchio selvatico”, ma può trarre in inganno, in quanto si tratta di tutt’altra specie, anche se entrambe le piante appartengono alla famiglia botanica delle Apiaceae. Giuseppe è un appassionato studioso di griko (e cura il sito Rize grike “radici grike”), Leonardo si occupa della campagna per il suo bisogno famigliare in contrada Pèlene, un’area «abitata anticamente dai monaci basiliani», tra Martano e Carpignano salentino (LE).
Il fsemalafro, ci raccontano, è ingrediente immancabile per la preparazione delle paddre, particolari polpette di pane. «Non le conoscono tutti, ma chi le prepara cerca questa pianta» tanto che Leonardo è un punto di riferimento in paese per quanti vogliano coltivare l'aneto, spesso dispensando i semi che raccoglie puntualmente ogni anno.
L’elemento che conferisce a questo ritrovamento carattere di eccezionalità, non è tanto l’uso dell’aneto in sé (già comunque insolito e degno di attenzione), ma il fatto che tale impiego sia circoscritto ad una comunità precisa, che sia riconosciuto all’interno di essa esclusivamente col suo nome griko e che venga riprodotto da tale comunità per motivi affettivi (non lo si trova infatti sul mercato, ma solo negli orti privati) legati ad una particolare preparazione: le paddre.
Questi elementi rendono il fsemalafro unico e lo pongono come un elemento di cultura alimentare prettamente e squisitamente griko. La sua natura tipicamente orientale, così legata alla cucina greca, ci spingono ad ipotizzare che il fsemalafro rappresenti un'eredità gastronomica ellenica - introdotta quindi da coloni greci che qui si sono insediati - che arricchisce di un ulteriore elemento il quadro identitario della comunità grika di Martano.
La presenza del fsemalafro apre interrogativi interessanti anche sul lessico griko legato al mondo agricolo e sul ruolo delle micro-tradizioni nella conservazione della diversità biologica, culturale e botanica. È una testimonianza concreta di come le pratiche alimentari apparentemente marginali, possano custodire informazioni di grande valore.
La ricerca continua per verificare se il fsemalafro venga utilizzato anche in altri comuni della Grecìa salentina e rilevare altre notizie su questa pianta venuta dall’altra sponda dell’Adriatico.
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