Negli anni Trenta, la Puglia era attraversata da un intenso fermento agricolo, in bilico tra tradizione e innovazione. A documentare questo momento storico con rigore e attenzione al territorio fu la Cattedra Ambulante di Agricoltura per la Provincia di Bari, un’istituzione fondamentale per la diffusione delle conoscenze agronomiche e per la valorizzazione delle risorse locali.
Uno dei documenti più significativi prodotti da questa attività è “La relazione agraria del biennio 1933-34”, redatta dal Dott. Raffaele Pastore e pubblicata nel 1935 dalla Tipografia Laterza e Figli. Conservata oggi presso la Fondazione Gaetano Ricchetti di Bari, questa relazione rappresenta una fonte storica preziosa per chi si occupa di biodiversità agraria, nonché uno strumento utile per comprendere il paesaggio agricolo pugliese dell’epoca. Il documento restituisce un quadro dettagliato delle varietà orticole locali, frutto di una selezione comunitaria tramandata oralmente e strettamente legata alle caratteristiche pedoclimatiche dei diversi territori.
Pur non essendo concepita come un catalogo varietale, la relazione contiene numerosi riferimenti a varietà tradizionali, selezionate e conservate dagli agricoltori per la loro adattabilità, produttività e resilienza. Queste varietà rappresentano un equilibrio virtuoso tra sapere agronomico e identità territoriale e testimoniano la capacità delle comunità locali di valorizzare le risorse disponibili attraverso pratiche colturali mirate e sostenibili. Tra le colture citate nel testo, troviamo:
- Cavolfiori - si coltivavano esclusivamente tipi invernali, preziose per la loro maturazione differenziata (scalare), che garantiva un raccolto prolungato. Tra le varietà riportate, spiccano 'Natalino', 'Gennarese', 'Febbrarese', 'Marzatico' e 'Primus';
- 'Pomodoro nostrale' (o 'di Noicattaro'): varietà autoctona, selezionata per la sua adattabilità e qualità organolettiche. Un tempo fonte di reddito per gli ortolani di Molfetta, Bisceglie e Trani, la sua coltivazione fu minacciata dalla fusariosi. La Cattedra sperimentò la disinfezione del terreno con Uspulun (clorofenato di mercurio), ma il trattamento risultò antieconomico. Si avviò così la ricerca di varietà estere resistenti alla malattia;
- Pomodoro 'Cieco': diffuso a Molfetta, si distingueva per la buona resistenza alla fusariosi, frutti sferici e carnosi e una produttività media;
- Piselli locali: due varietà spiccano per rusticità e precocità: il 'Verdolino di Monopoli', molto produttivo e resistente, e il 'Bianco di Bisceglie', noto per la sua maturazione precoce.
La relazione del 1933-34 evidenzia anche l’impegno della Cattedra Ambulante nella formazione tecnica degli agricoltori. Oltre alla consulenza agronomica, furono promossi corsi professionali su orticoltura, coltivazioni da esportazione e tecniche di raccolta e confezionamento. L’obiettivo era duplice: migliorare la resa delle colture e valorizzare le produzioni locali anche sul piano commerciale.
Oltre al loro valore agronomico, le varietà locali rappresentano un patrimonio culturale, espressione dell’identità delle comunità agricole e della loro capacità di adattamento alle condizioni ambientali. Recuperare testimonianze come questa è un invito a riscoprire, valorizzare e proteggere quelle “varietà della memoria” che ancora oggi possono offrire soluzioni per il futuro dell’agricoltura regionale.
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