Il tarassaco (Taraxacum officinale L.), specie edule spontanea della tradizione gastronomica pugliese e da secoli utilizzata in preparati erboristici, emerge oggi come oggetto di crescente interesse nella ricerca oncologica. Un articolo scientifico pubblicato sulla rivista Frontiers in Plant Science, a cura del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti – UNIBA, passa in rassegna le evidenze precliniche che indicano un potenziale effetto antileucemico e antilinfoma di estratti e composti bioattivi del tarassaco.
Secondo le evidenze analizzate, estratti di tarassaco e alcuni dei suoi componenti naturali mostrano, in studi di laboratorio e su modelli animali, la capacità di colpire selettivamente cellule tumorali del sangue, inducendone la morte programmata e rallentandone la proliferazione. Questi effetti sembrano legati a specifici composti presenti nella pianta, in particolare alcune molecole appartenenti alla famiglia dei triterpeni, come il taraxasterolo.
I meccanismi osservati includono l’attivazione di processi interni alle cellule tumorali che ne portano all’autodistruzione e l’inibizione di segnali biologici spesso coinvolti nello sviluppo dei tumori.
Un aspetto originale del lavoro riguarda il legame tra coltivazione delle piante e ricerca medica. L’autore evidenzia come tecniche agricole moderne – come la coltivazione in ambiente controllato, l’idroponica e l’uso mirato di luce e nutrienti – possano influenzare la quantità e la qualità delle sostanze bioattive prodotte dal tarassaco. L’obiettivo è chiaro: ottenere materiale vegetale standardizzato e di alta qualità, indispensabile per studi affidabili e per un’eventuale applicazione futura in ambito terapeutico.
Lo studio sottolinea però con forza un messaggio fondamentale: il tarassaco non è una cura contro il cancro. Le evidenze disponibili sono ancora preliminari e non esistono al momento studi clinici sull’uomo che ne dimostrino sicurezza ed efficacia. Inoltre, viene richiamata l’attenzione sui possibili rischi di interazione con farmaci antitumorali, soprattutto quelli utilizzati nelle terapie mirate. Per questo motivo, l’autore invita a evitare qualsiasi uso non controllato o improvvisato di preparati a base di tarassaco in ambito oncologico.
Il lavoro si conclude indicando le priorità per la ricerca futura, dalla necessità di studi più approfonditi sulla sicurezza fino allo sviluppo di protocolli condivisi per la produzione di estratti vegetali controllati.
Il messaggio che emerge è equilibrato: il tarassaco rappresenta una risorsa naturale interessante e promettente, ma solo la ricerca, attraverso studi rigorosi e sperimentazioni cliniche controllate, potrà stabilire se e come potrà trovare spazio nella medicina del futuro.

Il download dell’articolo integrale è disponibile al seguente link: 
https://www.frontiersin.org/journals/plant-science/articles/10.3389/fpls.2025.1740142/full